L'Europa contro lo spreco alimentare


Secondo la Commissione Europea di Strasburgo, ogni anno si buttano via 179 chili di cibo a persona. Alimenti andati a male e scarti organici come bucce, foglie, torsoli, scorze riempiono i nostri bidoni dell’immondizia. Questo succede perché non siamo abituati a mangiare alcune parti del cibo, come le bucce delle mele, ma consumiamo solo le parti più morbide oppure quelle dall’aspetto migliore, che però potrebbero essere buone oltre che preziose dal punto di vista nutrizionale. La situazione odierna è quindi molto diversa di quella di settanta o sessant’anni fa, quando niente veniva sprecato perché il cibo e i soldi erano pochi. Anche le briciole venivano riutilizzate come pangrattato. E quello di cui avremmo bisogno ora sarebbe di tornare a pensare e ad agire come allora, così da non dimenticare le nostre origini e, naturalmente, da evitare lo spreco di cibo. In questo modo, facciamo del bene alla nostra salute, poiché ci alimentiamo in modo più sano e apportiamo la giusta quantità di fibre e antiossidanti, all’ambiente e anche alle nostre tasche. Le ricerche condotte in questo campo parlano di 1.679 euro sprecati all’anno per ogni cittadino italiano. Infatti, tutto ciò che buttiamo può essere considerato come uno sperpero di soldi e, considerando il periodo di crisi in cui ci troviamo, sarebbe meglio non “buttare” i nostri sudati risparmi dalla finestra. Tuttavia, cosa si può fare in aggiunta a cercare di non sprecare il cibo? Ci sta pensando la Commissione Europea, che ha proclamato il 2014 l’anno di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare. Il principale obiettivo è quello di educare i consumatori ad evitare gli sprechi coinvolgendo soprattutto piccoli e medi produttori locali, che hanno bisogno di essere sostenuti più che mai in questo periodo di difficoltà. In Italia, intanto, le regioni Piemonte e Valle d’Aosta hanno stretto un accordo con la società Last Minute Market al fine di recuperare cibo buttato ma in buono stato da riutilizzare a favore dei meno fortunati.